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Japanime: crescendo siamo diventati padri responsabili?

Era il settantotto, nel dominio unico di un palinsesto della TV di stato non ancora battezzata "Mamma RAI", borghesemente immersa in una censura che poteva assaporare fervori non meno assopiti in sceneggiati che sono rimasti autentici pilastri della televisione e del cinema, dalla Biblioteca di Rai Uno del mitico Quartetto Cetra ai fasti salgariani diretti da Sergio Sollima. La Tv dei ragazzi era beatamente suddivisa dai pilastri del fumetto imbottiti in Supergulp, dove i culti della Marvel e della DC Comics sapevano incantare non meno dei nostri fumettisti nel credo di Bonvi. Eppure, ignari di una neonata cultura che stava per gettare le radici nei circuiti televisivi di tutto il mondo, la prima serata dedicata al grido "questo è un lavoro per Superman !" fu rimpiazzata dalla prima apparizione di un psichedelico pacchettone di cibernetica dagli occhi a mandorla, in un primo momento tanto irritanti da suscitare sdegno e preoccupazione nella morale di genitori preoccupati di una simile violenza elargita con malizia non meno sottotono.

Ma il primo alfiere di questa nuova cultura, in quel Atlas Ufo Robot suddiviso dal buon Actarus/Duke Fleed, non era ignaro di essere il battesimo televisivo di una nuova era di animazione, tra soggetti che attingevano sempre nella cultura romanzata dai classici della letteratura mondiale, passando così dal successo portato in ogni focolaio domestico nelle note di Remi e Heidi, per passare dall’innovativa originalità di Anna dai capelli rossi e Candy.

La TV dei ragazzi continuava a crescere, facendo altresì la fortuna della televisione commerciale agli albori, trovando terreno fertile proprio nel palinsesto degli svaghi pomeridiani. Jeeg robot d’acciaio fu il primo portabandiera di questa Tv alternativa di successo, mentre la Rai continuava a sfornare picchi di ottimo manga cartoon con Capitan Harlock, controbattendo un meno altisonante Mazinga Z al successone del Grande Mazinger .

Innocenti scontri di felice cartone animato, e tutto continuava a crescere sempre di più, facendo la felicità di pargoli cresciutelli che potevano immergersi in una valanga di "giocattolame" che sapeva replicare ogni ipertecnologica trasformazione fedele all’originale prodotto televisivo. Tradizione storica e new age fantascientifica venivano abbondantemente accontentati dagli otttimi Lady Oscar e Gundam, mentre Lupin III innalzava un vero e proprio culto semi occidentale nel mito del ladro gentiluomo, sapientemente ripreso nella celebre saga di Occhi di Gatto (ah... dolci fanciulle...)

Oggi ci siamo trovati improvvisamente adulti, ma sempre temprati da un primato di originale battesimo in cui le nuove generazioni non sembrano trovarci impreparati, mentre il culto del cartone animato tradizionale sembra dover mentenere inalterata la propria devozione, ringraziando i Pòkemon per questo slancio di pretesa modestia. Gli amori adolescenziali si moltiplicano in neonate serie televisive, ma la nostra Lamù sa ancora resistere al fascino di una vèrve maliziosa mai "fuorimoda" nelle intenzioni goliardiche degli studios nipponici. I cavalieri dello zodiaco ci hanno tranquillizzato, almeno nei fedelissimi sostenitori della Toei Animation, mentre il colosso nazionale italiano delle Winx ha dimostrato fede e sostegno in questa saga tutta made in italy.

Dunque, siamo pronti per questo rinnovato tumulto? Noi diciamo... Sì, figli permettendo J