IL Marketing religioso

Ebbene sì, il marketing trend ha contagiato anche Dio. Spero non si scateni un polverone da questa mia considerazione, ma occupandoci di comunicazione aziendale, e curando una rubrica di critica pubblicitaria, non nascondiamo il nostro dissenso etico e lo stupore avvertito alcuni giorni fa, quando ci siamo imbattuti in una campagna pubblicitaria open space che citava così 'Lasciatevi riconciliare con Dio!'

Abbiamo fatto un’accurata ricerca dalla quale è scaturito che gli Italiani sono solo una parte di coloro che hanno fatto della religione un oggetto da markettari. Strano è che questa tendenza, che di etico non ha nulla, sia giunta fino al Sud Italia in una Puglia ancora acerba e profondamente sterile per un mercato del marketing e della comunicazione. Crediamo che se Dio potesse parlare non sarebbe contento della strategia mercenaria per la redenzione dell’anima (ma questo è solo un umile parere), tra l'altro enfatizzando con un messaggio palesemente fazioso '... un luogo privilegiato di conversione'. Certo un luogo privilegiato, speciale ma anche una conversione privilegiata... riservata a pochi...i privilegiati!

Ovviamente la nostra è una pura osservazione non certo un giudizio gratuito, a voi lettori lasciamo possibilità di intervento, anzi vi chiediamo se possibile di lasciar traccia di ciò che pensate a riguardo. Nell’attesa, vi rimandiamo ad un articolo che abbiamo trovato su un portale di tendenze e novità tutte Americane.

“Il marketing culturale ha coinvolto anche la fede, con la frammentazione dell’offerta e la libertà di costruirsi a piacimento la propria personale religione.Negli States sta spopolando il predicatore Joel Osteen, leader della Lakewood Church in Texas, che conta ben 600 dipendenti e un mutuo di 95 milioni di euro per la ristrutturazione del palazzo dello sport che ospitava “solo” 7 mila persone.Osteen rappresenta uno degli esempi lampanti di predicatore manager, il quale incrocia perfettamente il credo spirituale con le leggi di mercato e le esigenze delle persone all’interno di un vero e proprio business plurimilionario.La religione trae così dal marketing le sue principali tecniche manageriali, con prodotti, un target di consumatori definito e conseguenti strategie di comunicazione.

Le prediche hanno vita ora in megachiese da 35000 posti con tanto di diretta tv, maxischermi e regia curatissima, quasi si trattasse di una moderna Woodstock o di un Superbowl di football. Per stare al passo con i tempi c’è anche il gadget dell’iPod contenente canti religiosi rock e sermoni; mentre le chiese sono ormai veri e propri centri commerciali con tanto di megastore, campi da tennis e palestra.Niente sermoni a voce alta, ma solo toni rassicuranti nel nome della pace, dell’amore e della serenità, abolite pure le croci, alle quali sono state preferite un grande globo che rappresenta l’idea di un unico mondo unito.
Ecco i contorni di questa nuova fede, una sorta di “cristianesimo light”, come viene definito ironicamente dai suoi critici, più attaccato ai beni materiali e tremendamente pragmatico, produttivo ed al passo coi tempi, in una sincronia perfetta tra fede religiosa ed innovazioni tecnologiche.
Altro caso è quello di Creflo Dollar, eccentrico predicatore di colore della World Changer Church di Atlanta, lui stesso ironizza sul suo cognome e non nasconde di certo il suo stile di vita opulento. Prima dei suoi sermoni, Dollar mostra ai fedeli i grafici e gli andamenti di mercato della sua chiesa, per sottolineare il legame profondo tra la fede e la ricchezza in una sorta di “teologia della prosperità” come l’ha lui stesso definita, proprio perché “la miseria non aiuta a essere spirituali, i poveri pensano ai soldi più dei ricchi”, scrive il medico indiano Deepak Chopra. Nasce la Next Age, l’epoca in cui domina la mistica del benessere che ci renderà, più ricchi, più felici ma soprattutto più efficienti, in quanto “Dio vuole i suoi fedeli winner not whiner, vincenti e non piagnucolosi”.Una tecnica avanzata di marketing, nella convinzione che l’aumento delle offerte e la competizione sul mercato, aiutino a migliorare anche l’offerta religiosa.”


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